venerdì 18 dicembre 2009

Buongiorno Italia dall' Asino

SCUSATE TANTO MA QUESTE SONO COSE CHE TUTTI DOBBIAMO SAPERE

CHI PARLA NON E' UN PENTITO MAFIOSO. E' UN POLIZIOTTO!

( dal Blog di Beppe Grillo di oggi ) )


di GIOACCHINO GENCHI

Entrato in Polizia nel 1985 è attualmente Vice questore a Palermo. In aspettativa sindacale non retribuita dal 1° giugno 2000 ha ripreso servizio il 4 febbraio 2009[1] [2]. Ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Giovanni Falcone e Luigi de Magistris. Esperto di informatica e telefonia si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate in processi di grande importanza, quali quelli sulla mafia.


La fine della Prima Repubblica

"Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania, da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di Silvia Melis e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il cosiddetto “Caso Genchi”. Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, ma non solo, si è impedito a dei magistrati di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è cercato di far fuori me. Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti. Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con Giovanni Falcone e proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi da quelli che sono stati individuati finora.
Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere del mio nemico. Perché le cose che avevo detto e scritto diciassette anni fa si stanno avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il pentito Scarantino. Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.
Le indagini che furono fatte nel '94, '95, '96 e 97 a Palermo nelle indagini di mafia su Dell’Utri, su Berlusconi, sulla nascita della Fininvest ci hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è accaduto in Italia nei primi anni '90, sulla fine della Prima Repubblica e su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi leaders, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tommasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto resti come è ogni cosa deve cambiare. C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che nasceva da Mani Pulite, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come Democrazia Cristiana, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla Democrazia Cristiana.

L'ala stragista di Cosa Nostra e Forza Italia

La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini, iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento. Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa Nostra, appartenenti all’ala stragista di Cosa Nostra, che certamente ha consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta Italia. Viene varato un primo tentativo di creazione di una lega siciliana, Sicilia Libera e, proprio dalla ricostruzione dei dati di traffico telefonici, si è potuto accertare con certezza processuale che uomini di Costa Nostra direttamente collegati a Leoluca Bagarella, il più sanguinario tra i criminali di mafia che siano mai esisti nella storia della mafia da quando esiste la mafia in Sicilia, proprio il gregario di Leoluca Bagarella era in contatto con esponenti romani appartenenti alla massoneria, collegati alla P2, con i quali si sono fatte delle riunioni a Palermo e in Sicilia in date ben precise, tra Palermo e Catania e ci sono dei contatti telefonici con questi soggetti e, immediatamente dopo, a stretto giro questi soggetti hanno chiamato direttamente a casa di Silvio Berlusconi. Ma non finisce qua, perché quando il progetto separatista o il progetto del partito Sicilia Libera, che nasceva un po’ come clonazione di quelli che erano stati il successo e l’esplosione della Lega, che prende lo spazio della frantumazione, dell’annientamento dei partiti tradizionali al nord, quando questo progetto viene abortito, viene abortito nel nome della costituzione di un partito unico che, da associazione nazionale Forza Italia, diventa partito Forza Italia con la creazione dei club di Forza Italia. E lì ci sono delle date che sono indimenticabili, che sono certe: la data con cui nasce il partito di Forza Italia e la data in cui si organizzano i primi clubs a Palermo e si tengono le prime riunioni, una delle quali viene tenuta, non a caso, all’Hotel San Paolo di Palermo: l’Hotel San Paolo, costruito dai costruttori Ienna per conto della mafia, per conto dei Graviano, un Hotel San Paolo nel quale i Graviano pensavano di allocare, all’ultimo piano, nell’attico di un grattacielo per le altezze dei palazzi di Palermo l’appartamento giardino della loro madre, dei loro genitori. In quell’albergo si tiene la prima riunione a cui partecipano gli esponenti mafiosi di Brancaccio e gli esponenti mafiosi di Misilmeri: uno di questi, che è stato sentito nel 1994, si chiama Lalia. Lalia conferma che il club Forza Italia di Braccaccio e quello di Misilmeri sono stati creati a febbraio. Noi vedremo poi dal traffico telefonico che la sezione di Forza Italia, il club Forza Italia di Palermo viene attivato in Via Sciuti appena a marzo, quindi nasce prima quello di febbraio e poi quello di marzo. Ho effettuato la ricostruzione del traffico telefonico di Lalia in un’indagine di mafia, un indagine di omicidio a Misilmeri, l’indagine dove viene trovato il bunker con i lanciamissili con i quali doveva essere fatto l’ulteriore attentato a Caselli, da quegli uomini che poi vengono fatti uccidere tutti da Bernardo Provenzano. Nel telefono di La Lia ci sono i contatti telefonici con Pietro Benigno, condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, ci sono i contatti telefonici con Spatuzza, con lo stesso cellulare con cui Spatuzza, come ho accertato nel 1992, si sentiva e utilizzava il giorno 23 maggio della strage di Capaci e il 19 luglio 1992, la strage di Via d’Amelio.
Partendo da quei contatti telefonici, si ricostruisce la catena dei rapporti del cellulare di Lalia, che è uno dei tanti soggetti che si sentono con parlamentari di Forza Italia, persone che diventeranno senatori, persone che diventeranno deputati regionali, persone che diventeranno esponenti locali del partito di Forza Italia e le chiamate sono perfettamente sequenziali: prima Lalia chiama queste persone, queste persone immediatamente dopo chiamano a casa di Silvio Berlusconi.
Tutto si può pensare, ma i numeri telefonici, i contatti telefonici non sono opinioni, sono dati oggettivi."

Gioacchino Genchi



SIATE BUONI
di Rocco Grieco


LA FEBBRE DEL PIANETA
di Ugo Sajini


giovedì 17 dicembre 2009

Buongiorno Italia dall' Asino


RAGLI&BELATI

di Zacc e Belina


508 MILA IN MENO

Bélina - Secondo l’Istat 508 posti in meno nel primo trimestre. Non è violenza questa?

Zacc - Colpa di Travaglio e/o di Santoro


RESTATE SINTONIZZATI
di Enrico Bertuccioli



SOUVENIR
di Andrea Bersani


DAL NOSTRO INVIATO A PORDENONE
di Ugo Furlan

Cari amici gladiatori come va?

Oggi, qui nell'Arena Italia, il tempo è bello anche se un pò freddino e sono sicuro che il terribile Cal Derol si trova bene, dato che viene dal profondo nord padano. Lui e la sua banda di rudi guerrieri delle steppe lombarde sono abituati a combattere con i lupi. Duri e puri. Sono i migliori quando si tratta di spandere paura e fomentare reazioni che interessano la pancia e altri organi poco riflessivi, ma condizionabili. Comunque noi intellettualoidi sessantottini che danno importanza al dialogo abbiamo dovuto adattarci al clima e abbiamo decisamente alzato i toni: dal verde marcio al verde pisello; ho visto tra le poche fiere, geneticamente modificate, aggirarsi Marco Travaglio in fucsia!

I combattimenti vanno bene, stiamo respingendo con sagacia le accuse di fomentatori d'odio verso il Premier e abbiamo conquistato qualche punto quando Il gladiatore Fini ha distratto i suoi alleati con dei rimproveri piuttosto salati. Si è persino visto un Bersani tirare fuori un programma elettorale e sventolarlo davanti a un mostruoso Cicchitto armato di una pericolosa lista di proscrizione, con tutti i nomi al posto giusto.

Quaggiù nell'arena, mentre cerchiamo di combattere il calo di zuccheri con yogurt al mirtillo, abbiamo saputo da un compagno della Puglia che l'Imperatore è stato dimesso e torna a casa per la convalescenza.

Il suo medico l'ha rattristato con l'annuncio che, nonostante la chirurgia plastica, gli resterà impresso sulla guancia l'impronta del Duomo di Milano.

Lui, dopo una breve riflessione, ha avuto uno scatto di reni promozionale decidendo di regalare a tutti gli italiani un panettone con la sua faccia tatuata dal Tartaglia, facendo così concorrenza alla Motta.

Va bè, fatemi prendere la mia matita tridente e il block notes formato scudo (non fiscale) perché fra poco ricominceranno i combattimenti.

Il pubblico rumoreggia e ha voglia di sangue.

O di salsa al pomodoro. Non so.


Vale









IL PACCO
di Gino Di Frenna



IL DUOMO SUL PORCILE
di Rocco Grieco


CRUCIFIGE
di Paride Puglia


STRATEGIE PER LA SICUREZZA
di Eugenio Saint Pierre



TONI BASSI
di Marilena Nardi


PREMIER DI TUTTO: L' AMORE
di Gianni Allegra


LOVE CARTOON
di Giulio Laurenzi


DA BANDANAX

Soldi...soldi...soldi....

Feltri's list

Amore e/o odio






mercoledì 16 dicembre 2009

Buongiorno Italia dall' Asino

RAGLI&BELATI

di Zacc e Bélina


I SONDAGGI


Bélina – anch’io faccio un passo indietro come Maroni


Zacc – non mi dire che anche tu ti avvali dei sondaggi!


CHI...
di Eugenio Saint Pierre



LOVE
di Paride Puglia



CAPITALISMO E VIOLENZA
di Ro Marcenaro










OSTAGGIO DEI BOLSCEVICHI!
di Ugo Sajini



RAGLI&BELATI
scambio di lettere tra Zacc e Bélina

Bèlina: mi pento

Caro Zacc,
quello che è successo a Milano mi fa capire che non è questo il momento di fare le battute, tantomeno scherzare.
Mi pento dell'ultima battuta e credo che non avrò più la spontaneità di rispondere alle tue puntuali osservazioni della realtà.
Credimi, sono avvilita. Un caro saluto.
Bélina

Mia dolce e cara amica,

pensavo di aspettare qualche giorno prima di risponderti.

Volevo farlo ragionando sulle reazioni suscitate dal gesto, riprovevole, di una persona con difficoltà psichiche che – a detta sua- si è già pentito di quello che ha fatto.

Sono bastati pochi minuti per capire subito che gli uomini della maggioranza, quelli più accaniti, aspettavano l’occasione per aggiungere nuovo odio all’odio che hanno nei confronti di chiunque, nel modo più giusto o sbagliato, difende la democrazia e la Carta costituzionale.

Un coro di tromboni che, se danno fastidio quando suonano da soli, figuriamoci quando lo fanno tutt’insieme, approfittando delle loro televisioni che hanno gente speciale come Fede, Vespa, Minzolini e tanti altri ancora.

Capisco il tuo avvilimento e la voglia di tacere; di non animare battute per non lasciare spazio a chi poi le strumentalizza per fare, come dice e vuole Maroni, leggi speciali contro internet e le manifestazioni.

Una prova, solo una prova d’orchestra, per poi comprendere tutti quelli che sono stati elencati da Cicchito nella sua lista di prescrizione, già pronta da lungo tempo.

La violenza verbale e il dito accusatorio di questo numero della P2, fanno capire che non sono poi così casuali. Le leggi speciali comprenderanno anche “L’Asino” che il nostro Biscarozzi Primo, incazzato più del normale, cerca di animare anche con le nostre collaborazioni.

Un modo per chiudere la bocca e azzerare l’opposizione a chi lascia che si chiudano le fabbriche perché si spostino in altri paesi, insieme ai capitali; a chi mette in mezzo alla strada migliaia di famiglie; a chi lascia scappare i nostri migliori cervelli altrove e pone la scuola nelle condizioni di non esprimere più il sapere, la cultura; a chi lascia spazio alla speculazione; reintroduce il nucleare; privatizza l’acqua ( ci pensi, privatizza l’acqua!); alla libera stampa ed alla libera televisione, alla magistratura.

E tu ti vuoi pentire solo per aver fatto una semplice battuta, del tutto innocua, che già nel titolo “antichi rimedi”, faceva capire che ci si rivolgeva a un bambino capriccioso e, quindi, da educare come si faceva un tempo?

So che sei avvilita e capisco, ma non capisco il silenzio che ti sei imposto.

Torna, mia dolce e cara amica, anche perché se non torni fai stare zitto anche me. Fino a quando resisterò non lo so. So, di certo, che il giorno che tornerò a ragliare allora sì che rischio di cadere nel gioco di questi signori che è quello di portarti all’esasperazione per approfittare e farti apparire coglione.

Questo per dirti, anche, che sono pochi giorni e già mi mancano i tuoi belati, segni di saggezza e di considerazione, dolcezza e comprensione.

Zacc.

SAN SILVIO DE' MIRACOLI

di Gianni Allegra


DIMISSIONI
di Cotroneo


martedì 15 dicembre 2009

Buongiorno Italia dall' Asino


IL LUPO
di Gino Di Frenna


RIMPIANTO
di Paride Puglia

LIFTING
di Ugo Sajini
SONDAGGIO
di Ugo Sajini

L' EROE
di Paride Puglia



PIPPONE E DON CAVILLO
di Francesco Raucea


L' ARTE DELLA POLITICA
di Francesco Raucea


MINICORAZZIERE
di Francesco Raucea



CHI SEMINA VENTO....
di Giulio Laurenzi

L' INDEGENTE
di Gino Di Frenna




MICA FESSO

di Gianni Allegra

LA CADUTA
di Zurum
FINE MESE
di Paride Puglia


SANGUE
di Vincent&Jules