lunedì 20 ottobre 2014

Numero 2182 Il Bisagno ha bisogno

 da BANDANAX

Grandi alluvioni






Diamoci un taglio


Articolo diciotto: sangue


Costituiamoci 18


sabato 18 ottobre 2014

Numero 2181 Vincoli di mandato ( affanculo)

da BANDANAX

Insaputello




da ENRICO BERTUCCIOLI

Uno sguardo al futuro



da GIUSEPPE CIARALLO

Quartine furiose 5


Effe Bi Ahi!



Onore alla milizia di Kobane

che al moro tagliagole non si arrese.
A morte chi il disastro genovese
non prevenì, tra allagamenti e frane.

Governo ladro, casta maledetta
che il cittadin del Belpaese affama,
con gli operai costretti a vita grama
coi pensionati e i giovani in bolletta.

Ma sai che Baggio è un buddhista zen,
che flirta la D’amico con Buffon,
che la Jolie s’è fatta lo chignon?
Però che gran bel culo ha la Belen!

da PASQUALE DI LENA

Pubblichiamo qui questo bellissimo articolo di questo straordinario agronomo, poeta, olivicoltore molisano perché riteniamo che le linee che egli indica in questo articolo dovrebbero rappresentare la dorsale delle politiche di questo nostro Paese finito così maldestramente nelle mani dei faccendieri e dei corrotti.

NEL TERRITORIO IL DOMANI




C’è un bene che diventa, ogni secondo che passa, sempre più prezioso perché sempre più raro, e questo bene è il territorio, cioè l’insieme di valori e di risorse che ci appartengono quali la storia, la cultura, l’ambiente, le tradizioni, che, insieme, esprimono un’altra preziosità, il paesaggio.
Ogni secondo fette consistenti di questo territorio vengono sacrificati al cemento che rende le acque – se incanalate – violente e distruttive; la fascia costiera italiana sempre più brutta, che, è bene ricordarlo, ha uno sviluppo di ben 7.500 Km. e, ciò che è peggio, sempre più fragile con i fenomeni di erosione che si moltiplicano, provocando morti e danni ingenti; le nostre campagne sempre più discontinue e sempre più ristrette; le poche pianure, a partire dalla più grande e la più importante, quella padana, dove il cemento si è mangiato il suolo, il più fertile del nostro Paese.
Un tempo, lì, se prendevi un pugno di terra la sentivi così viva che ti parlava e ti riscaldava la mano.
Ecco il suolo, soprattutto quello coltivato, che è la fonte prima delle energie di cui abbiamo più bisogno, quelle che ci vengono donate dal cibo grazie all’agricoltura, che una classe politica e dirigente, e, con essa, il mondo della cultura hanno posto ai margini, generando uno sviluppo economico, politico e sociale che ogni giorno racconta il suo fallimento.
Una ruota senza perno non ha senso perché non ha alcuna possibilità di girare, e, forzarla, come stanno tentando di fare dal 2008, soprattutto in questo nostro Paese, vuole dire aspettare il crollo da un momento all’altro.
Ritengo, non da oggi, l’abbandono dell’agricoltura il non senso della miopia, dell’avidità, dell’ingordigia, dell’arroganza, del consumismo e dello spreco, del vivere alla giornata senza pensare al domani.
Non mancano eccezioni a dimostrare il fallimento di un processo che rende ogni giorno sempre più insopportabile la crisi sistemica che vive il Paese e, con esso, il mondo governato dalla finanza e dalle multinazionali, dove il padrone non ha più né un volto né un nome. Uno stato che avrebbe cambiato il volto della Toscana, nel momento in cui ai suoi straordinari protagonisti, i mezzadri, fosse venuta a mancare la figura del padrone, l’avversario da combattere e vincere guardandolo negli occhi, così com’è successo nella seconda metà del secolo scorso.
Ed è proprio la Toscana, con i suoi mezzadri e le sue campagne, i suoi olivi e le sue viti, la sua ruralità e i suoi paesaggi, con questo suo profondo rispetto del territorio, a farci capire, insieme a poche altre realtà, le ragioni di un successo. Montalcino, con il suo boscaiolo sindaco e le sue più importanti aziende, tutte gelose della propria storia e delle proprie tradizioni, che sceglie il vino al posto della fabbrica, è solo la punta di una freccia che opta per altre direzioni sapendo di centrare obiettivi veri, concreti, che hanno il senso del domani.
Montalcino è, grazie a questa scelta e all’unità dei suoi protagonisti, una realtà che il mondo conosce per il suo grande vino, il Brunello,  e così, ed è, con il Chianti, San Gimignano, la Val d’Orcia, Montepulciano, la Val di Cornia, tanto per citare le più note, la realtà che lascia incantato il visitatore con i suoi profumi e i suoi sapori e, soprattutto, i colori dei suoi paesaggi che non si fanno dimenticare.
Una Toscana controcorrente quella che ha scelto e preferito il territorio e che, oggi, ha ancor più bisogno di esprimere nuove e più forti attenzioni per questo straordinario contenitore, un vero e proprio scrigno da salvaguardare e valorizzare e, così, renderlo esempio per tutto il Paese. Un esempio per scongiurare un disastro annunciato che va sotto il nome “sblocca Italia”, ma anche, per capire che non c’è più tempo, se si vuole salvare questo Paese dai disastri e dallo spreco dell’unica miniera d’oro che esso ha.
Anche per non apparire, alla vigilia di un grande evento qual è l’Expo 2015, ipocriti di fronte al mondo quando diciamo “nutrire il pianeta, energia per la vita” e, poi, ci dimentichiamo che è il territorio, con la sua terra e il suo paesaggio, che ci nutre di cibo e di emozioni.
Nel caso specifico dell’Italia, un territorio di mille territori, ricco di primati grazie alla sua agricoltura, fonte di eccellenze agroalimentari Dop e Igp.
Sta nel territorio il domani ed è per questo che vale la pena salvaguardarlo, tutelarlo e valorizzarlo con regole adeguate e il buon senso.

da l'ASINO
Costituiamoci 17


giovedì 16 ottobre 2014

Numero 2180 Sogni a culi aperti

da PARIDE PUGLIA

...forse sognare anche!


"Quando ieri il presidente del Consiglio ha annunciato le misure per la legge di stabilità onestamente ho sentito che si realizzava quasi un nostro sogno": l'ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.




da l'ASINO

Costituiamoci 12a

Per un errore non era stata pubblicata la pagina sottostante che vi preghiamo di inserire dopo la pagina 12  pubblicata


Il nostro racconto costituzionale continua. Siamo infatti arrivati alla stesura del primo articolo della Costituzione della famiglia Duvin, uscita dal rifugio antitutto in cui si era rifugiata trent'anni prima allo scoppio della Guerra Finale, quella che avrebbe distrutto tutta la civiltà ( si fa per dire ) costruita nei secoli precedenti. Come potete vedere la famiglia Duvin si è ritrovata nella stessa situazione in cui si erano trovati, millenni prima, i Padri Costituenti della Repubblica Italiana: rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro infatti scrissero, al primo articolo della loro Costituzione:

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e
nei limiti della Costituzione."
Questa è la versione della famiglia Duvin:

Costituiamoci 16




Oggi forse diremmo che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sulla bellezza, visto il po' po' di patrimonio artistico e paesaggistico che ci ritroviamo fra le mani, ma allora non era il caso di fare troppi sofismi... Vedremo nelle prossime pagine come se la sono cavata i Duvin. Intanto, e tanto per capirci meglio, facciamo il riassuntino delle puntate precedenti:

Boschi, pianure alberate, pascoli, mandrie, stormi di uccelli. Nessun segno di vita civile. Sì, forse nei profili dei monti o nella vastità delle pianure si potevano osservare irregolarità di difficile interpretazione, che ad un più attento esame, si potevano decifrare come rovine delle città distrutte dalla guerra  e ora completamente fagocitate dalla vegetazione selvatica, ma nel complesso la limpidezza delle acque dei fiumi e dei ruscelli, l' integrità del paesaggio, i profumi delle fioriture primaverili lasciavano supporre un mondo vergine. Un mondo da scoprire e da colonizzare. Un mondo nuovo assolutamente sconosciuto che si apriva davanti agli occhi esterrefatti della famiglia Duvin, scampata al Grande Disastro, la terrificante deflagrazione della civiltà mondiale causata dalle esigenze commerciali dei GUD -  Gruppi Umani Disassociati: padre, madre e due ragazzini, concepiti e vissuti fino ad allora nel Rifugio Antitutto . Dopo trent'anni trascorsi nel Rifugio dove si erano rinchiusi all'inizio del conflitto, avendo esaurito ogni risorsa, ma mossi anche dalla curiosità di vedere cosa era successo nel frattempo, avevano deciso di uscire allo scoperto  nella speranza di trovare qualcosa con cui rinnovare le loro scorte e magari, forse, ricominciare una nuova vita. Il rischio era enorme perché ogni forma di comunicazione si era interrotta una ventina di anni prima, quando la Grande Esplosione aveva fatto vibrare violentemente il rifugio, distruggendo quel poco di vitale che era rimasto sul pianeta. I boati erano cessati da diversi anni e l' ultima Grande Esplosione aveva accecato anche le quattro microcamere che fino a quel momento avevano loro consentito di seguire, seppure in modo molto parziale, gli eventi esterni. L' asse terrestre stesso si era spostato di diversi gradi violentato dallo scoppio dei cento milioni di megatoni dell' ultima bomba. I Duvin erano rimasti privi di qualsiasi altro strumento che potesse informarli sulla respirabilità dell'aria, sul livello di radioattività generale, sulla potabilità delle acque… 

I loro sguardi spaziarono su boscaglie e pianure erbose che si alternavano a colline ricoperte di boschi di alberi d'alto fusto. L'aria era tersa. Il cielo limpidissimo. Nessuna traccia delle infinite megalopoli irte di grattacieli spettacolari  che connotavano i profili dei paesaggi, occultandoli, al momento dello scoppio delle ostilità. Alla base di tutto c'era stata l' impossibilità del Pianeta esausto di fornire cibo sufficiente per i trenta miliardi di abitanti che nei secoli passati, dopo aver cementificato le aree coltivabili, prosciugato le sorgenti, resa inutilizzabile la poca acqua disponibile, trasformato gli oceani in puzzolenti paludi prive di vita, non avevano trovato altra soluzione che quella di aggredirsi l'un l'altro per depredarsi vicendevolmente delle poche risorse rimaste. Papà Duvin aspirò profondamente: l' aria fresca e profumata dell' inizio della primavera gli penetrò fino in fondo ai polmoni, rigenerandogli il sangue  e riportando nuova vitalità alle membra da troppo tempo indebolite dalla reclusione. Chiuse gli occhi. Mai gli era capitato di godere di tanta bellezza e di tanta purezza. Il mondo che lo aveva costretto a rinchiudersi nel rifugio era stato un mondo ostile, percorso da bande di predoni fuori controllo, da forze repressive alle dipendenze di governi corrotti e autoritari, incapaci di dominare le tensioni di società affamate, nelle quali i diritti di pochi sovrastavano le esigenze di popolazioni ormai senza speranza e senza prospettive. Quello che gli si parava davanti ora era un mondo vergine, pulito  e incontaminato come agli inizi dei tempi. 
Papà Duvin era sempre stato un grande ottimista e di fronte a quel mondo nuovo di zecca che si era trovato di fronte dopo trent'anni di vita nel Rifugio Antitutto  aveva stretto a sè la moglie e i due figlioletti e non aveva saputo dire altro che:
" Bè ragazzi…qui c'è solo da mettersi a lavorare. Tutti, nessuno escluso.


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mercoledì 15 ottobre 2014

Numero 2179 Gay After

da l'ASINO

Diciannovesima votazione per la Consulta

Volante




da MIMMO LOMBEZZI


UNA SPERANZA PER GENOVA . Finalmente un segno di riscatto in un paese che sembrava moralmente decotto : Belsito, Lusi, Fiorito, Galàn e altre dozzine o centinaia di politici ( Liguri e non ) accusati di aver "marmellato" per milioni euro, si sono offerti di restituirli e di destinarli ai commercianti di Genova rovinati dalla quarta alluvione. Chi non potrà farlo (perchè se li è già scoppiati tutti in ostriche ragazze e champagne ) indosserà una casacca marrone ed entrerà a far parte di una brigata di " Volontari del Fango " che restituirà il maltolto in ore lavoro, per ripulire la città e consolidare il territorio.Cantando.


da PARIDE PUGLIA


I danni alla centralina Telecom hanno creato problemi fino al modenese. Sopralluogo del sindaco: "Parma ferita e debole". La città vittima della furia del Baganza che ha colpito duramente la zona di via Po. Governo promette fondi ( da La Repubblica )



da ENRICO BERTUCCIOLI

Stabilità



da l'ASINO

Costituiamoci 15




da BANDANAX



Gay di ritorno



Travolti da un insolito Bisagno